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giovedì 22 giugno 2017

Intervista del quotidiano NRC all'economista Luigi Zingales: "In Italia, se sei una banca presti agli amici"

In Italia, se sei una banca presti agli amici
L'economista italiano Luigi Zingales

L'Italia non sa cosa fare con le sue banche. La montagna di crediti deteriorati la dice lunga sul pessimo stato del paese, dice il professor Zingales.

di Mark Beunderman
22 giugno 2017

Mentre una banca sembra finalmente navigare in acque più tranquille, altre due si aggrappano alla boa. Questo è quel che accade in Italia, che non riesce a fare i conti col proprio traballante settore bancario. 

Di recente, la Commissione Europea si è detta in linea di massima d'accordo con l'idea di una ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena, il terzo istituto del paese, ad opera dello stato italiano. E mentre la ricapitalizzazione ancora non si vede, anche Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca bussano alla porta a Roma. Mercoledì Intesa Sanpaolo, la seconda banca italiana, ha fatto sapere di essere interessata ai due istituti di media grandezza, ma di volerne solo la parte sana. 

Ed ecco il grande problema del settore bancario italiano: la montagna di crediti "cattivi" nei bilanci. Si tratta di prestiti che non possono, per lo meno non del tutto, essere ripagati dai clienti. Quasi il 18% dei crediti totali in essere in Italia sono crediti deteriorati, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Prima della crisi erano circa il 6%. 

La quota dei prestiti in sofferenza sul totale secondo la Banca Mondiale. Ci sono anche i Paesi Bassi a confronto.

Luigi Zingales, economista e professore all'università di Chicago, ha presentato questa settimana alla banca centrale dei Paesi Bassi una ricerca sulla montagna di crediti deteriorati italiani, che ammontano a circa 360 miliardi di euro. Nell'ambito della conferenza, l'italiano Zingales ha discusso di come l'economia, la politica e la cultura del suo paese si leghino ai bilanci delle banche.

Com'è che il problema dei crediti deteriorati in Italia ha raggiunto quest'entità?

"L'economia italiana era già in una situazione disperata prima della crisi del 2008. Non c'era già quasi crescita. La crisi ha innescato un'ondata di fallimenti. Le aziende non hanno potuto rispettare i loro obblighi nei confronti delle banche. Lo shock economico ha quindi condotto a una crisi bancaria. Poi c'è stata la crisi dell'eurozona. Le banche non facevano quasi più credito, il che ha amplificato la crisi economica. E quindi anche il problema dei crediti deteriorati è peggiorato". 

Può fare un esempio tipico di prestito problematico?

"L'Italia è un paese industriale, e principalmente di piccole industrie manifatturiere. Ed è lì che sono arrivati i colpi peggiori. Ad esempio, mettiamo che tu sia un produttore di pentole e padelle. Prima che la Cina entrasse a far parte del WTO (nel 2001), tutto bene. Ma una volta alle prese con la competizione cinese non hai più futuro. Gli imprenditori italiani si sentono molto legati alla propria attività, è difficile dedicarsi all'improvviso a qualcosa di completamente diverso. Le aziende si stanno indebitando sempre di più per restare a galla. Ma arrivati a un certo punto non si può più andare avanti". 

Una storia di globalizzazione, quindi?

"Sì, globalizzazione, combinata a un sistema bancario che è rimasto locale. Perché le banche italiane sono fortemente legate al proprio territorio. Il modello è questo: fare credito ai propri amici. Finché agli amici va bene, funziona benissimo. Ma se non va più così bene è difficile rifiutare loro del credito. Quindi si è continuato a prestare". 

La colpa è delle banche?

"Molte banche hanno rischiato tanto. Abbiamo scoperto che prima della crisi quasi il 40% dei prestiti bancari nel 2007 era andato ad aziende già fortemente indebitate. Una cosa scioccante. Inoltre, secondo le nostre stime, una percentuale di prestiti cattivi tra l'8% e il 10% è legato a condotte illegali. La Banca d'Italia ci ha autorizzati a verificare quali banche avesse denunciato alla giustizia. Si parla, ad esempio, di riciclaggio di denaro o di favori ai clienti". 

Il pensiero di cosa ci sia da fare con questi prestiti problematici, adesso, fa venire il mal di testa alle autorità. "Possono restare nei bilanci delle banche", dice Zingales, "se c'è abbastanza capitale di rientro". Zingales, che vive da quasi trent'anni negli Stati Uniti, prende ad esempio l'intervento massiccio del governo americano dopo la crisi del credito. Gli americani hanno ricapitalizzato le banche con 245 miliardi di dollari (220 miliardi di euro). "Bisogna agire con decisione e in fretta. A quel punto si riprende anche l'economia". L'italiano è quindi contrario alla filosofia dell'unione bancaria europea, così riassumibile: le banche non vengono più salvate coi soldi dei contribuenti, ma gli investitori in titoli e gli obbligazionisti si fanno carico delle perdite derivanti dal salvataggio. Com'è accaduto di recente alla spagnola Banco Popular, inglobata dalla gigante Banco Santander. 

Perché non fa così anche l'Italia?

"Il grande problema è che in Italia molti azionisti e obbligazionisti sono normali risparmiatori. Pensionati che di tutto questo non hanno mai saputo niente. Di una Santander italiana per ora non se ne parla". 

Cosa ne pensa dell'approccio italiano a questa crisi?

"Approccio? Non c'è un approccio. Hanno aspettato fin troppo. Più aspetti ad intervenire, più le persone se ne vanno. Investitori, risparmiatori, manager. Le perdite non faranno che aumentare. 

L'Italia avrebbe dovuto, così come ha fatto  la Spagna, ricapitalizzare le banche con i fondi europei del MES. Ma non lo si è fatto per motivi politici, perché poi il MES fa tutta una serie di richieste che vanno a colpire l'onore italiano. Ma quest'onore ha un prezzo molto alto. Perché se gli obbligazionisti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca dovranno contribuire al salvataggio, poi ci andranno di mezzo i piccoli investitori. Una tragedia". 

IL CV DEL PROFESSORE DI CHICAGO
L'economista Luigi Zingales (Padova, 1963) è professore di Entrepreneurship and Finance alla Chicago Booth School of Business. Zingales è intervenuto questa settimana alla conferenza della banca centrale olandese sulla "macro-prudential policy", volta a rendere più stabile il sistema finanziario.